Come avevo già anticipato, sono ormai arrivate le piogge, anche se ancora con qualche indecisione. Si passa da giorni in cui il cielo si carica di nubi, chiudendoci tutti nella sua cappa di afa, senza che cada una singola goccia, a piogge torrenziali che non lasciano scampo anche per due giorni di seguito. Così, il mio outfit è dovuto passare da questo...
... a questo.
Il pesante rain-coat (impermeabile) è l'unica (parziale) difesa contro gli scroscioni. Gli impermeabili che abbiamo in Europa non servono a niente, serve plastica spessa un centimetro. Ed è così che le strade si sono riempite di tanti Batman (o anche Belphagor) in motorino, con i loro giacchettoni svolazzanti.
La pioggia comunque non è una scusa per non fare qualche giretto. Le vie del centro, con il famoso Tugu (letteralmente "monumento"), simbolo dell'indipendente (come nel titolo, "istimewa") Yogya, sono sempre iperfrequentate (salvo ovviamente secchiate dal cielo). Il fiume della città è ormai in piena, e ha coperto i coloratissimi argini che si possono vedere nella foto.
Per non rischiare di annegare la macchina fotografica dispongo, ovviamente, di poche foto per le strade ora umide. Ma se prendiamo le foto di qualche mese fa e, usando l'immaginazione, mettiamo tante pozzanghere a terra, aggiungiamo pioggia, nuvole e improbabili impermeabili addosso ai soggetti, ecco che per magia abbiamo la stagione delle piogge. Gli "angkringan" (venditori ambulanti di cibo) non si sono infatti lasciati scoraggiare dalle avverse condizioni atmosferiche, e continuano imperterriti a pedalare per le vie della città, pronti a soccorrere affamati avventori.
D'altra parte, le giornate continuano ad essere sempre della stessa lunghezza: alba alle 6, tramonto alle 18. Non si scappa. Le 12 ore di luce a disposizione vanno spartite tra "makan" (mangiare), lezioni in università, "istirahat" (riposo), "makan lagi" (mangiare ancora), relazioni sociali random, "istirahat" di nuovo, quindi "makan masih" (continuare a mangiare). Perché, se non si era ancora capito, è impossibile morire di fame nel Sud-est asiatico.
Nei buchi concessi da queste intense attività quotidiane, si va un po' in giro alla scoperta di Yogya e dei suoi dintorni. Tra le "attrazioni fisse" da segnalare, il Basar Tradisional (mercato tradizionale) Beringarjo...
...e la Gereja Ganjuaran, una famosa chiesa cattolica ospitata in un pendopo (grande padiglione aperto, che solitamente ospita incontri e performance) giavanese.
Pare che il luogo una volta fosse induista, e che dopo l'apparizione miracolosa di Gesù sia stata convertita in luogo di culto cattolico, con la costruzione della presente chiesa. Come se non bastasse, sono presenti anche le fontane per le abluzioni tipiche dell'Islam. Così si vedono i cattolici locali pregare in un edificio tradizionale giavanese, lavarsi come gli islamici, salire una decina di gradini e raggiungere un'alta alcova un tempo adibita ad una divinità Hindu, e chiedere aiuto a Gesù. Come se non bastasse, tutti i santi, gli angeli e le rappresentazioni della Sacra Famiglia indossano tiare decisamente non Cristiane. Il che è un po' spaesante.
Nonostante le piogge, le feste e i festival continuano, imperterrite. La settimana scorsa c'è stato il carnevale a Sleman, un quartiere nel nord della città. Tra sfilate di carri di carnevale mostruosi, danze tradizionali e cerimonie rituali (alle quali un amico voleva farci partecipare in veste di "vittime sacrificali d'onore"...), ci siamo ritrovati su uno dei carri a suonare il gamelan per i danzatori.
Le piogge hanno portato un po' di conseguenze anche a casa. Contrariamente a quanto atteso, non è stato risolto il problema dell'acqua corrente. Per questo, qualche giorno fa, durante un lungo scroscione, mi sono attrezzato per raccogliere l'acqua piovana, tipo impluvium, come facevano i gloriosi antichi romani. Poi dici che uno non impara niente di utile a scuola.
Inoltre, l'aumento di umidità ha anche comportato un aumento degli insetti in generale. Ora è necessario spazzare casa almeno una volta al giorno per eliminare i poveri resti (sopratutto ali) dei vari grilli che, non si sa per quale motivo, hanno deciso di venire a morire in casa nostra. Come il cimitero degli elefanti del Re Leone.
Un aggiornamento è dovuto anche al "problema dei topi". La gatta Lewati, che contrariamente al suo nome ("lewati" = "di passaggio") è ormai quasi domestica, si è improvvisamente ricordata del suo ruolo nella catena alimentare, e pare aver deciso di acchiapparli tutti. Così, qualche giorno fa abbiamo assistito ad una lotta feroce che, secondo le leggi di natura, ha visto prevalere il felino. Il povero topo squittiva inerme tra la fauci di questa nuova Tigre dell'Indonesia. Ne sarebbe venuto un secondo, quindi un terzo, tutti ormai cadaveri, masticati e digeriti. Il problema è che l'ultimo bottino è stato quasi (grazie ad un pronto intervento) consumato nel centro del soggiorno, dato che la gatta si è ormai acquartierata. Dopo aver passato il pomeriggio a lavare sangue di topo dal pavimento, ci siamo resi conto di come si è evoluto il problema:
Step 1: c'è un topo nel soffitto, ma non fa niente.
Step 2: ci sono tanti topi nel soffitto. Forse è un problema.
Step 3: la gatta ha finalmente iniziato a funzionare!
Step 4: la gatta funziona troppo bene.
Step 5: è fatto divieto alla gatta nominata Lewati di consumare il suo pasto sul tappeto.
Meno male che tra poco è Natale. E abbiamo pure l'albero.
Buone feste.


Speriamo che quando veniamo noi "piova" (si dice così?) di meno, ma va bene lo stesso.
RispondiEliminaCi vediamo presto, LoZio e LaZia.
Ciao Lorenzo
RispondiEliminaCiao Lory! Buon 2015!.... Che aria tira laggiù?
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