domenica 7 settembre 2014

Nuovi arrivi

La prima cosa che ho capito, una volta arrivato a Yogyakarta, "città delle arti" indonesiana, è che se non hai un motorino non sei davvero nessuno. Il motorino è essenziale. Il motorino è necessario. Il motorino serve per andare a scuola, per andare a fare la spesa, per andare in centro, per andare al mare. Ma non voglio bruciarmi immediatamente tutto quanto.

Prima di tutto la foto del bolide (non mio, di un'amica, ma ne comprerò uno presto) che mi ha scarrozzato in giro in questi giorni. Dopo i primi stentatissimi tentativi, posso dirmi felicemente acclimatato nel pericolosissimo e sregolato traffico di Yogyakarta - che, posso assicurare, è davvero qualcosa di impensabile. Per chi, come me, non ha mai guidato su due ruote, il senso di marcia invertito, la totale assenza di segnali, e l'affollamento - oltre ai "sorpassi contromano di motorini che trasportano ceste di polli a tutta velocità" (cit) - sono stati ostacoli davvero ardui. Primi giorni di panico più totale, ma ci si abitua presto.


Nella foto è compresa anche una visione della casa (dolce casa) dove sono riuscito a piazzarmi grazie all'estrema disponibilità di un'amica locale. Spazi immensi, prezzi che definire accessibili è poco, operosissime formiche che spazzano via le briciole più velocemente di un'aspirapolvere, e incredibilmente niente zanzare. Ma mi dicono di aspettare la stagione delle piogge per cantare vittoria: per il momento mi godo ancora questo ultimo mese di sole. Unico inconveniente il caldo, che viene combattuto dai locali indossando altri vestiti invece che, come sembrerebbe più logico, togliendosene. Ed è così che girando per le strade è possibile vedere motociclisti equipaggiati di giubbotti di pelle, felpe, guanti, e quant'altro. E la temperatura media si aggira intorno ai 30 gradi.

I primi giri mi hanno portato nei pressi del Kraton, palazzo di sua maestà Bowono X, attuale sultano regnante di Yogyakarta. Il palazzo si sviluppa come una città nella città, e tutte le persone che lavorano nel palazzo vivono nei suoi pressi. Girovagando nelle piccole stradine si vedono scuole, moschee (l'indonesia è un paese a maggioranza mussulmana), negozi di souvenir e arte tradizionale, banchetti di cibo da strada. Tra, motorini, auro, risciò motorizzati e calesse - che, mi dicono, sono una sopravvivenza del colonialismo olandese - la situazione è come nel resto della città particolarmente caotica.




Ci sarebbe molto altro da dire, ma è stato già arduo trovare il tempo di iniziare questo blog. Il titolo è provvisoriamente lo stesso del viaggio in birmania, in vista di una eventuale collezione di questi interventi in un libro che, sappiamo tutti, sarà campione di vendite nelle librerie di Campoleone.

Infine, un assaggio della significativa colonna sonora che mi ha accompagnato fino ad ora.



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